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Paolo M. Galimberti
Essendo la carità lo spirito di Milano
Nel 1801 il welfare pubblico non esiste ancora e un gruppo di donne dell’aristocrazia milanese si dà da fare per portare conforto ai malati dell’Ospedale Maggiore. Una storia esemplare di filantropia e beneficienza.
ISBN: 9788861891043
Pagine: 396

L’Ottocento è un secolo di carestia e di crisi che miete vittime soprattutto fra donne e bambini.

Milano risponde, come spesso nella sua storia, moltiplicando le iniziative di solidarietà.

 

Nei primi anni del secolo un gruppo di laici, anzi di donne, dà vita alla Pia Unione di Beneficenza e Carità; obiettivo: assistere gli ammalati, in particolare bambine e ragazze dell’Ospedale Maggiore.

 

Ma è solo l’inizio: una storia di “creatività nella carità” che, in forme innovative, ancora oggi intreccia la sua attività con i bisogni e le risorse di Milano.

 

Luogo di cura ma anche di accoglienza per gli indigenti e gli emarginati, l’Ospedale Maggiore è stato per secoli il cuore della rete di istituzioni assistenziali milanesi. Occuparsi dei suoi ricoverati voleva dire lottare contro le povertà più diffuse e cercare di lenire le ferite più gravi della città.

È nelle sue corsie che incomincia, nel settembre del 1801, l’attività di volontariato della Pia Unione di Beneficenza e Carità: ma ben presto, l’opera di assistenza si allarga alle famiglie indigenti, e soprattutto alle orfane e alle giovani donne abbandonate o scappate di casa.

Fin dai primi anni si pensa anche a luoghi di ricovero, e poi all’educazione e alla formazione delle giovani: la prima casa viene aperta in via della Guastalla, ed è dedicata alla Santissima Vergine Addolorata.

Una storia lunga oltre due secoli nella quale si intrecciano i grandi nomi della filantropia milanese e la fede e la generosità di migliaia di persone.

 

Oggi l’opera di assistenza dell’Istituto raccoglie le sfide delle nuove vulnerabilità sociali legate in particolare alla crisi dello Stato sociale, al fenomeno migratorio e alle nuove condizioni di vita dell’infanzia.

Gli immigrati, con una forte attenzione alle donne e alle mamme straniere, sono diventati i principali destinatari dell’azione dell’associazione, volta a favorirne l’integrazione nel tessuto sociale e civile italiano inizialmente attraverso la formazione linguistica.

Ma il progetto si allarga anche ai bisogni formativi dei minori (stranieri e italiani), alla cultura, al lavoro, alla salute e alla casa.

Un piano di attività che torna a fare della sede di via Calatafimi 10 una tessera significativa di quel “welfare ambrosiano” capace di declinare efficienza e valori, realtà e sogni, che da secoli è una delle ricchezze di Milano.

 

Paolo Maria Galimberti (1965) è nato a Milano. Autore di numerosi libri e contributi, concentra la sua ricerca su quanto attiene alla storia ospedaliera e dell’assistenza. Laureato all’Università di Pavia e diplomato alla Scuola dell’Archivio di Stato di Milano, ha insegnato Biblioteconomia all’Università di Brescia. Dal 2001 dirige l’unità Beni Culturali dell’Ospedale Maggiore di Milano. È stato a lungo scout nell’Agesci. Fa parte della Società Storica Lombarda e del Gruppo Archeologico Milanese.

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