Scrittura creativa
Con passo sicuro
Bill cammina con passo sicuro, la spalla sinistra che sfiora il muro, la destra urta boe controvento, il flusso è a suo favore, veloce e denso. Scoprite il personaggio creato da Graziano Delorda.


Bill è alto e ha il passo sicuro perché è sicuro dentro.

Bill indossa un lungo doppiopetto di lana tenuto sbottonato, la sigaretta tra le labbra fuma.

 

La sequenza è: fumare – sfiorare - fumare.

 

Bill è sicuro perchè sa già come andrà a finire, è un salmone che depone uova d’acciaio.

Bill, giunto al primo incrocio, lì dove termina il marciapiede, arresta la propria marcia a pochi centimetri dal ciglio della strada, attende che il semaforo pedonale si tuffi dal rosso al verde e nel mentre prende la sigaretta tra pollice e indice allontanandola dalle labbra sottili come prua.

 

Bill mantiene le punte delle scarpe dentro il ciglio, indice e pollice si caricano perdendo colore, l’omino in rosso è ancora immobile

sull’attenti, senza cappello.

Accanto a sé altri passanti; sul marciapiede opposto come un riflesso senza Bill che è senza labbra. L’aria smossa dalle automobili in corsa fa ondeggiare il suo giaccone come gabbiani risorti dal catrame.

Quando l’omino senza cappello s’illumina di verde, Bill lancia la sigaretta oltre, facendo scattare pollice e indice dal bianco  nuovamente al roseo.

Bill mette a riva lasciandosi notare dagli orsi.

Altro isolato da guadare, marciapiede più largo e affollato, non si vede la fine, il suo cammino è come un genoa gonfiato dal vento.

 

La sequenza è: lanciare oltre – cazzare – strambare - mettere a riva.

 

Bill tiene la sinistra perché conosce le regole, cedendo di traverso all’arrembaggio di un frettoloso dirimpettaio; se ci fosse un locale nel quale entrare lo farebbe per primo, perché conosce bene le regole Bill.

Nella tasca interna del giaccone tiene un pacco di Marlboro morbide, i fiammiferi in quella dei pantaloni, li sagomano in rottura.

Ancora un leggero urto prima di giungere alla fine.

Nuovo incrocio, posizione di controllo con parabordi calati, semaforo rosso e automobili in movimento verso NordEst.

 

Rosso - verde è la sequenza, NordEst l’errore che prende tutte le partenze in bolina.

 

Bill lasca sul marciapiede, sempre alcuni centimetri dal ciglio della strada, i piedi vicini, simmetrici, lucidi e pronti.

I passanti lo superano senza sfiorarlo, alcuni di quelli provenienti dall’isolato di fronte notano la pistola issata sulla destra, si disperdono come gocce di mercurio libero.

 

Verde - giallo - rosso è la sequenza. Vinci la partenza e copri la vittoria! - la regola.

 

Bill alza il ferro, mira al capo del guidatore di una Mercedes in folle, spara tre volte, una per sé, le altre due per chi non c’è.

Il boato perde forza tra il caotico rumore di fondo, la testa dell’uomo alla guida della Mercedes esplode, il finestrino è aperto, sangue

e brandelli di carne piovono fuori.

 

La sequenza è: bang! – bang! – sspioooot – bang!. La sequenza è controllo.

 

Tra gli automobilisti in fila qualcuno lascia la propria vettura fuggendo a piedi, altri si nascondono sotto il volante come antifurti

senza palle.

Bill avrebbe dovuto prevederlo mettendosi sopravvento.

C’è anche un inutile tamponamento, inutile perchè Bill è alto e sicuro.

Bill punta la pistola contro la sua tempia, abbandona il marciapiede e mette i piedi sull’asfalto.

Terra ferma.

Bill cambia idea, si ficca la lunga canna in bocca e tira il grilletto una volta sola, tutta per sé. Il colpo è percepito a isolati di distanza,

Bill e il suo uovo.

Bill che piove dappertutto.

Bill che va di moda.

 

TESTO DI GRAZIANO DELORDA

Con passo sicuro

Stile, precisione e consapevolezza sono gli elementi che contraddistinguono il racconto. L'autore vede Bill camminare, indossare un doppiopetto, sfiorare il muro e fumare. Una sequenza di atti sincopati, quasi meccanici, che si susseguono come un ritornello. Anche se Bill non parlerà per tutta la narrazione, il modo in cui si muove e lo stile con cui è descritto, lasciano "percepire" la presenza dell'autore. Una presenza consapevole. Graziano dimostra capacità di scrittura: non solo evita l'omeoteleuto (la rima involontaria, come nel primo capoverso), ma con la cura per il dettaglio rende ancor più espressiva la violenza di Bill.

L’ispirazione vien guardando

L'ispirazione è uno stato di eccitazione della fantasia. Un'eccitazione che conduce l'animo alla creazione e "a manifestarsi" attraverso la parola scritta. Le fonti d'ispirazione possono essere molteplici, la principale però rimane l'esperienza. E non solo la nostra. Si può conferire infatti una forma narrativa a esperienze vissute da altri, come nel caso di "Iliade" e "Odissea", in cui confluiscono le storie di aedi e rapsodi tramandate oralmente e trasformate in poemi da Omero. Oppure i racconti della nonna su vampiri e lupi mannari.

Il linguista russo Vladimir Propp, autore di "Morfologia della fiaba" (Einaudi, 2000), ne ha analizzato le tecniche narrative per capire come mai funzionassero alla perfezione, e ha scoperto che la potenza narrativa di quei testi deriva dalla "convinzione della nonna" di aver visto con i propri occhi i protagonisti dei racconti. Anche voi, potete rifarvi alla vostra esperienza. Scrivete le cose che sono, senza il timore di profanare il "velo di Maya", l'illusione che inganna i nostri sensi e maschera la realtà. Come ha fatto Henry Miller, in "Tropico del Cancro" (Mondadori, 2005), "Tropico del Capricorno" (Mondadori, 2006) e in molte delle sue opere. La realtà è la fonte d'ispirazione par excellence.

Attenzione però. Persino Marcel Proust, nella sua opera biblica, "La ricerca del tempo perduto" (Einaudi, 1983), alla fine si è arreso. Per quanto sia stato viscerale il suo sforzo, chiuso giorno e notte in una stanza tappezzata di sughero per impedire al rumore di entrare e distrarlo, l'ha ammesso: non si può raccontare senza mentire.

Cercare delle fonti d'ispirazione non è difficile. Basta aprire gli occhi. Per i personaggi del vostro romanzo, prestate attenzione a un gruppo di amici, a scuola, al pub, in viaggio. Ascoltate le voci, spiate i movimenti, catturate il dettaglio eloquente, il tic verbale. Fatene un elenco e, se ancora non siete soddisfatti, ispiratevi a un'intervista immaginaria, ai segni zodiacali o a figure storiche come Rossella O'Hara. Ora rimettetevi all'opera: se ancora non vi basta, non vi preoccupate. Il materiale a disposizione dello scrittore è infinito.

TESTO DI MARCO PURITA

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