Scrittura creativa
Via Arquata
Si apre con la storia di un adolescente, scritta da DarkO, “Scrittori nel cassetto”. Racconti inediti, scritti dai lettori e commentati per noi dai docenti della Scuola Holden.

Al contrario di come si potrebbe immaginare, Via Arquata è assolutamente diritta. Una volta Emiliano mi ha detto:
– Una curva si dice dritta o diritta?
Io ho risposto senza neanche un tentennamento:
– Diritta!
Lui ha sogghignato e si è messo a ridere, e anche Angela, che stava seduta sulla graziella rossa, si è messa a ridere, ma cercando di trattenersi un po'. Allora ho capito che stavo sbagliando qualcosa e ho cercato di correggermi:
– Dritta... dritta! Si dice dritta!
Stavolta Angela non è riuscita a contenersi più e si è piegata sul manubrio della graziella rossa e singhiozzava dalle risate. Emiliano si è avvicinato a me e mi ha dato due pacche sulla spalla:
– É una curva... una curva.
Io sono rimasto con gli occhi sbarrati guardando lui e ripensando a come fossi riuscito a sbagliare due volte in poco tempo, cadere nel tranello di Emiliano, essere deriso davanti Angela. Deriso da Angela.
– Vado a vedere se c'è Daniele. - dice Emiliano
– Aspetta, vengo anch'io. - dice Angela e forse mi guarda e sorride ancora.
– Io vado a casa.
– Dai, ma vieni con noi. Se c'è Daniele siamo quattro e si può andare alla ferrovia.
– No, davvero. Andate voi, poi al massimo vi raggiungo.
Emiliano e Angela sono andati verso casa di Daniele.
Qui a via Arquata siamo tutti vicini. É un quartiere quadrato con sei quadrati. Come fare a farvi capire? Non ci sono curve. Niente linee dolci. Solo incroci e strade diritte e brevi. Da una parte c'è corso Unione, dall'altra corso Dante e dopo c'è il ponte della ferrovia. La ferrovia.

Quando papà torna la sera da Mirafiori, dice che siamo fortunati a stare qui a via Arquata e che, anche se vicino la ferrovia, è un posto invidiabile. Che stiamo al centro, che non manca niente. La sera papà fuma una sigaretta sul balcone dove teniamo la scala di ferro. Guarda la ferrovia e io mi metto vicino a lui e insieme aspettiamo che passi il treno. Prima sentiamo i cavi dell'alta tensione muoversi e sibilare come fruste e io mi tengo forte al suo pantalone perché so che tra un po' passerà vicinissimo e velocissimo; poi, nella notte, lo vedo arrivare con il suo occhio luminoso. Non so come spiegarvi, ma papà non si muove di un centimetro quando passa, anzi, allunga una mano e grida:
– Lo tocco! Lo tocco!
E io ho paura. Ho paura che lo tocchi sul serio e che il treno possa deragliare. Non andare più diritto e accartocciarsi su se stesso per colpa sua. Gli grido di smetterla. Glielo grido forte. E lui ride. Ride di gusto. Poi ritira la mano. Il treno passato. Fa un ultimo tiro alla sigaretta e dice che è ora di andare a letto che è tardi. Io sento ancora il vento del treno fischiare nei capelli. Mi tengo a lui fino a quando non siamo entrati dentro casa. Al sicuro. Quando lo lascio, lo osservo andare verso la camera da letto con il pantalone tutto stropicciato.
Sono sul balcone dove teniamo la scala di ferro. É giorno e vedo Emiliano e Angela che scavalcano il muretto giallo e l'inferriata con il cartello con il teschio. Daniele non c'è. Emiliano aiuta Angela e poi scavalca anche lui. Li perdo di vista dietro gli alberi che seguono il bordo della ferrovia. Non riesco più a vederli.
Vado dentro la camera da letto di papà, prendo lo sgabello di legno della scrivania e lo metto sotto la finestra. Mi arrampico e guardo fuori. Li vedo: sono vicino le rotaie. Stanno tirandosi dei sassi aguzzi. Poi sento i cavi dell'alta tensione frustare. Frustano forte. Arriva. Sta arrivando.
– Sta arrivando! Toglietevi di lì! Sta arrivando!
Sono sicuro di gridare, ma né Angela, né Emiliano mi sentono. Lo sgabello mi sfugge da sotto i piedi e io cado. Non riesco a sentire il rumore che faccio perché il treno sta passando e il suo fischio è assordante. Resto per terra, non so se per il dolore della caduta, per la paura del rumore, o per quello che è appena successo. Il treno è passato. Veloce.
Mi precipito giù per le scale. Esco su via Arquata. Corro. Scavalco l'inferriata e sono sulla ferrovia. Li cerco. Sento che non va. Qualcosa non va. Ho paura. Improvvisamente mi sento solo.

Poi li vedo. Sdraiati per terra. Vicino al muretto giallo. Stanno ridendo e si abbracciano. Forse si baciano. Forse si  abbracciano e basta. Oppure si abbracciano e si baciano senza ridere. Non voglio che Angela mi veda. Non voglio.
Vorrei nascondermi, ma qui ci sono solo rotaie e pietre aguzze e traversine di legno. Corro verso il muretto. Scavalco l'inferriata. Mi siedo, spalle al muro. Sono dentro il quadrato, dentro le linee diritte: via Arquata. Qui, al sicuro.
Daniele mi guarda dall'altro lato della strada. Viene verso di me e mi chiede dove sono Angela e Emiliano.
– No... Non lo so.
– Mi avevano detto che andavano alla ferrovia.
– E allora? Se lo sai perché me lo chiedi?
– Ma se ti ho visto che scavalcavi!
– Senti Daniè...
– Chè?
– Una curva si dice diritta o dritta?
– É una curva! Quindi non si dice né diritta, né dritta, perché se è una cur...
– Vaffanculo, Daniè.
Via Arquata dopo vent'anni è rimasta sempre la stessa. Non ci sono curve. Niente linee dolci.
Io oggi sono ritornato. Sono tornato per papà. L'ho trovato sul letto. Stanco. Forse malato, ma non ancora rassegnato. Dormiva, così sono sceso per strada. Sono stato davanti casa di Emiliano, poi davanti casa di Angela. Poi vicino la ferrovia.
La ferrovia.
Ora non mi fa più paura.
Ma più continuo a guardarla più mi sento solo. Come fare a farvi capire?
Sono tutte queste curve.
Queste curve così diritte.

TESTO DI Dark0

Via Arquata

Via Arquata è un racconto riuscito. È riuscito per la fedeltà al tema proposto, per la capacità dell’autore di costruire un buon incipit, un deciso sviluppo e un finale coerente.  L’autore racconta con delicatezza il momento in cui il protagonista della narrazione diventa adolescente.
L’incipit fornisce le informazioni giuste: il luogo in cui si svolge l’azione, l’età del protagonista e l’estrazione sociale della sua famiglia.  La parte centrale è dedicata allo sviluppo del personaggio: lo snodo più importante avviene quando gli amici del protagonista, schivando un treno in corsa, sfuggono alla morte. Dark0 ha consapevolezza di ciò che sta raccontando e lo dimostra separando con uno spazio il corpo centrale del testo. Da: “La ferrovia” a “Improvvisamente mi sento solo”, l’autore crea un universo narrativo. Il finale è la conferma della crescita del personaggio: dice di sentirsi solo, come succede agli adulti. Via Arquata è un racconto riuscito perché c’è uno sviluppo narrativo forte e concreto.

L'incipit

L’incipit è una partenza per un luogo, l’origine di un itinerario prestabilito o sconosciuto. Il luogo, o il momento, in cui si intraprende qualcosa di nuovo, che sia un viaggio, un romanzo o una rubrica per una rivista. L’incipit è il momento in cui l’autore presenta la sua storia: lo stile narrativo scelto, l’ambiente in cui si svolge l’azione e i personaggi protagonisti della vicenda. Da qui in avanti non si possono avere esitazioni o ripensamenti: l’incipit di una storia può apparire anche come una promessa, la promessa fatta dall’autore al suo lettore: “Quel che leggi in queste pagine sarà quel che troverai se vorrai continuare”, più o meno.
Come avrete capito è arrivato il momento di lustrare le scarpe e abbottonarsi il panciotto, perché è durante le prime pagine del vostro romanzo che il lettore si formerà la prima impressione sulla vostra storia.

Potete usare un punto di vista astratto: un occhio che dal cielo osserva il mondo planando sulla testa dei personaggi, come ne  Il profumo di Suskind (Tea, 2007). Oppure potete usare la prima persona e descrivere il vostro personaggio, il genere di vicende che racconterà e quelle a cui andrà incontro, come ne Il tamburo di latta di Gunter Grass (Feltrinelli, 2008). O potreste descrivere un cappello: un oggetto apparentemente banale ma, se caricato di significato come il cappello di monsieur Bovary in Madame Bovary di Flaubert (Garzanti, 2007), riuscirà a descrivere un personaggio e il suo universo narrativo in pochi tratti.
Prendete come riferimento l’autore o il genere letterario che più vi piace, descrivete minuziosamente la realtà che vi circonda o procedete per sottrazione dei particolari, l’importante è che l’inizio della vostra storia sia coinvolgente, curata in ogni suo aspetto e soprattutto che sia coerente con il resto della narrazione.
Rischiare la prima mano, a volte, significa vincere tutta la posta.

TESTO DI MARCO PURITA

Eventi
Collane